Dalla tavola all'olifa

    Come si dipinge un'icona: la tecnica tradizionale

    Dipingere un'icona significa rivivere i sette giorni della Creazione: dalla tavola levigata come il primo giorno della Genesi alla luce dell'ultimo strato, fino al riposo e all'olifa. Ecco le fasi della tecnica che Concetta Basile ha ricevuto dalla scuola russo-bizantina.

    Pigmenti naturali macinati a mano nel mortaio per la tempera all'uovo

    1. La tavola e la preparazione a gesso

    Il supporto è una tavola di legno stagionato. Spesso il campo centrale viene leggermente scavato, lasciando un bordo rialzato: è lo «scavo» o arca, che separa lo spazio sacro dal mondo. Tradizionalmente sulla tavola si incolla una tela, poi si stendono, uno dopo l'altro, numerosi strati di gesso e colla animale (colla di coniglio): la preparazione che nella tradizione russa si chiama levkas.

    Ogni strato asciuga per giorni prima del successivo, e alla fine la superficie viene levigata a mano, anche ad acqua, fino a diventare liscia come avorio. Nelle finiture di livello museale si superano i sette strati.

    Stesura del gesso sulla tavola di legno per icona

    2. Il disegno, la geometria sacra e l'incisione

    Il disegno si costruisce su una geometria precisa (verticali, orizzontali, diagonali, cerchi) che è l'ossatura dell'immagine, come lo scheletro per il corpo. Le linee principali vengono poi incise nel gesso con una punta: l'incisione rende il disegno irreversibile e guida la doratura e la pittura.

    3. La doratura con oro 23¾ carati

    L'oro si applica per primo, prima dei colori: rappresenta la Luce increata, la gloria di Dio che precede ogni cosa. Le foglie d'oro 23¾ carati vengono stese a mano sul fondo e sulle aureole. Nell'icona l'oro non è lusso, ma eternità, luce e sapienza.

    Volto di Cristo su fondo d'oro in foglia durante la doratura

    4. La tempera all'uovo: dal buio alla luce

    I pigmenti (ocre, terre, lapislazzuli, cinabro) vengono macinati a mano nel mortaio e legati con tuorlo d'uovo. Si comincia dai toni più scuri, come la Scrittura non ancora compresa; poi, velatura dopo velatura, si aggiungono strati sempre più chiari: è l'illuminazione, che porta il volto e le vesti alla luce.

    Le lumeggiature finali, i bianchi sul volto e le linee d'oro sulle vesti, indicano che la luce non viene da fuori, ma dall'interno della persona trasfigurata.

    Dettaglio del volto della Madre di Dio dipinto in tempera all'uovo

    5. Le iscrizioni

    Il nome del soggetto, scritto sulla tavola, è parte essenziale dell'icona: è ciò che la identifica. Si usano le abbreviazioni tradizionali (IC XC per Gesù Cristo, MP ΘY per la Madre di Dio) o iscrizioni complete e testi liturgici. Nelle icone di Concetta Basile le iscrizioni sono in greco o in latino.

    6. Il riposo e l'olifa

    Terminata la pittura, l'icona riposa per settimane o mesi perché i colori si consolidino: è il settimo giorno. Poi si stende l'olifa, una vernice a base di olio di lino cotto secondo l'antica ricetta russa, che penetra negli strati, ravviva i colori e li protegge. È l'ultimo atto: l'icona diventa fulgida ed è pronta per essere benedetta.

    Stesura dell'olifa finale sull'icona dorata

    Domande frequenti

    Perché si dice «scrivere» un'icona?

    Perché in greco il verbo graphein significa sia scrivere sia dipingere: l'icona è considerata Parola di Dio resa in immagine, letta come un testo.

    Cos'è la tempera all'uovo?

    È una tecnica pittorica antichissima in cui i pigmenti in polvere sono legati con tuorlo d'uovo diluito. Asciuga rapidamente, consente velature sottilissime e, protetta dall'olifa, dura secoli.

    Che differenza c'è tra oro in foglia e vernice oro?

    L'oro in foglia è metallo vero battuto in fogli sottilissimi: riflette la luce in modo profondo e non si ossida. La vernice o l'inchiostro dorato contengono polveri metalliche che nel tempo si scuriscono.

    Il tempo della preghiera inizia dalla commissione

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