Guida per studiosi e appassionati

    L'iconografia bizantina: storia, teologia e lettura dell'icona

    Iconografia significa letteralmente «scrittura dell'immagine». È l'arte, e insieme la teologia, con cui la Chiesa d'Oriente, e con essa tutta la cristianità antica, ha reso visibile il Mistero. Questa pagina ne traccia le linee essenziali per chi desidera studiarla o semplicemente comprenderla.

    Icona con il cammino dell'uomo verso l'eternità e il Santo Volto, ricca di iscrizioni

    Le origini

    Le più antiche icone giunte fino a noi, dipinte a encausto nel VI secolo, sono custodite nel Monastero di Santa Caterina al Sinai: tra queste il celebre Cristo Pantocratore. Le loro radici affondano nella pittura su tavola della tarda antichità e nella devozione alle immagini dei martiri.

    L'iconoclastia e il Concilio di Nicea II

    Tra il 726 e l'843 l'impero bizantino attraversò la crisi iconoclasta: le immagini sacre furono proibite e distrutte. Il Concilio di Nicea II (787), sulla scia della riflessione di San Giovanni Damasceno, ne riaffermò la legittimità: poiché il Verbo si è fatto carne, il suo volto può essere rappresentato, e l'onore reso all'immagine passa al Prototipo. Nell'843 il «Trionfo dell'Ortodossia» chiuse definitivamente la controversia, ed è ancora oggi celebrato nella prima domenica di Quaresima.

    I grandi maestri

    • Teofane il Greco (XIV secolo), che portò in Russia la grande pittura bizantina.
    • Andrej Rublëv (XIV–XV secolo), autore dell'icona della Trinità, oggi alla Galleria Tret'jakov.
    • Dionisij (XV–XVI secolo), maestro della luminosità e dell'eleganza delle proporzioni.
    • Le scuole di Novgorod, Pskov, Mosca e i laboratori cretesi.

    Come si legge un'icona

    • La prospettiva inversa: le linee convergono verso chi guarda, non verso l'orizzonte. Non è lo spettatore a entrare nell'immagine, è l'immagine che viene incontro a lui.
    • La luce senza ombre: nell'icona la luce non proviene da una fonte esterna, ma dall'interno delle figure.
    • Le proporzioni dei volti: occhi grandi, naso sottile, bocca piccola, fronte alta. Sensi purificati, rivolti allo spirito.
    • I colori e l'oro: un vocabolario teologico (oro, porpora, blu, rosso, bianco).
    • Le iscrizioni: il nome scritto identifica il soggetto e rende l'immagine un'icona.

    Bibliografia essenziale

    • Pavel Florenskij, «Le porte regali. Saggio sull'icona».
    • Leonid Uspenskij e Vladimir Losskij, «Il senso delle icone».
    • Pavel Evdokimov, «Teologia della bellezza. L'arte dell'icona».
    • San Giovanni Damasceno, «Difesa delle immagini sacre».
    • Lia Galdiolo, «Le icone. L'amore misericordioso e la donna vestita di sole» (Editrice Ancilla, 1991).

    Domande frequenti

    Che differenza c'è tra iconografia e iconologia?

    In storia dell'arte l'iconografia studia i soggetti e i loro attributi, l'iconologia il loro significato culturale. Nel mondo dell'icona, «iconografia» indica anche l'arte stessa di dipingere icone.

    Perché le icone non hanno ombre?

    Perché rappresentano la realtà trasfigurata dalla luce divina: non c'è una fonte luminosa esterna, la luce proviene dalla santità delle figure.

    Il tempo della preghiera inizia dalla commissione

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