Il fondamento invisibile
La tavola dell'icona: legno, tela e gesso, strato dopo strato
Di un'icona si guardano il volto e l'oro, ma la sua durata si decide prima, in una fase che a opera finita nessuno vede più: la preparazione della tavola. Settimane di lavoro paziente, strato dopo strato, per ottenere una superficie bianca e liscia come avorio, capace di reggere i colori per secoli.

Il legno
Il supporto tradizionale è una tavola di legno massello, ben stagionata perché non si muova. Nella Russia antica il legno più usato era il tiglio; in Italia, all'inizio del Quattrocento, Cennino Cennini raccomanda per le ancone il legno «d'albero» (il pioppo), il tiglio o il salice. Sono legni teneri, omogenei e poco resinosi, che accolgono bene la colla e il gesso.
Il legno è vivo: con l'umidità e la temperatura si dilata e si contrae. Per questo nelle tavole antiche di legno massello, soprattutto quelle di grande formato, si inserivano sul retro delle traverse a coda di rondine (in russo shponki) che ne contengono l'imbarcamento senza bloccarlo del tutto.
Concetta Basile dipinge su tavole in multistrato di tiglio: lo stesso legno delle icone russe, ma composto da sottili fogli sovrapposti con le fibre incrociate. Questa struttura neutralizza i movimenti del legno, per cui la tavola non si imbarca e non si fessura con gli sbalzi di umidità, e non ha bisogno di traverse. Su questo supporto stabile la preparazione a gesso, l'oro e le velature restano integri nel tempo.
Lo scavo: lo spazio sacro
Il campo centrale della tavola viene leggermente ribassato, lasciando intorno un bordo rialzato. Questo incavo, che in russo si chiama kovcheg, «arca», separa lo spazio dell'immagine dal mondo: come l'Arca dell'Alleanza custodiva la presenza di Dio, così il campo dell'icona custodisce la presenza del santo. Esistono anche icone dipinte su tavola piana, ugualmente tradizionali; tutte le tavole di Concetta Basile hanno invece lo scavo, con il bordo rialzato.
La tela
Prima del gesso, sulla faccia della tavola si incolla tradizionalmente una tela (in russo pavoloka). Cennini raccomanda una tela di lino vecchia e sottile, senza traccia di grasso. La tela lega il gesso al legno, attenua i movimenti delle fibre e riduce il rischio che, con gli anni, le giunture della tavola si trasmettano alla pittura come crepe. Concetta Basile incolla sempre la tela sulle sue tavole, prima di stendere il gesso.
Il gesso e la colla di coniglio
La preparazione bianca dell'icona, che nella tradizione russa si chiama levkas, è un impasto di gesso o creta finissima e colla animale, tradizionalmente colla di coniglio, sciolta a bagnomaria. Si stende caldo, a pennello, uno strato dopo l'altro: ogni strato deve asciugare prima del successivo. Cennini, per la sua ingessatura con gesso sottile, prescrive «almeno otto» mani sulle superfici piane.
Nelle finiture di livello museale Concetta Basile supera i dieci strati di gesso. Più la preparazione è spessa e omogenea, più l'incisione del disegno sarà netta, l'oro brillante e la pittura stabile nel tempo.

La levigatura a mano
Quando il gesso è asciutto e consolidato, la superficie viene levigata a mano, con pazienza, fino a diventare liscia come avorio. È una fase lenta e silenziosa: la tradizione la paragona al primo giorno della Creazione, quando la terra era ancora informe e il Signore cominciò a darle forma. Su questa superficie, con un incisore, verranno poi tracciate le linee del disegno.
Perché la tavola dice se un'icona è autentica
- Il retro: una tavola autentica è di legno vero, massello o multistrato di tiglio, rifinito con cura; un pannello di truciolato o di MDF con una stampa incollata, o un supporto in plastica, sono indizi di produzione in serie.
- I bordi: nello scavo e ai margini della tavola il gesso steso in molti strati si vede come uno spessore bianco e compatto.
- La superficie: a luce radente la preparazione a gesso è perfettamente liscia e le incisioni del disegno si avvertono sotto i colori.
- La documentazione: ogni icona di Concetta Basile è accompagnata dalle fotografie di tutte le fasi, dalla tavola nuda alla vernice finale, con il tempo registrato.
Domande frequenti
Un'icona su multistrato è meno pregiata di una su legno massello?
No: ciò che decide la qualità e la durata è la preparazione. Il multistrato di tiglio è più stabile del massello, perché le fibre incrociate impediscono che si imbarchi o si fessuri; per questo è oggi la scelta di molti iconografi. Ciò che conta è che sulla tavola si stendano la tela, il gesso con colla animale in molti strati, l'oro vero e la tempera all'uovo. Molte icone commerciali, invece, sono stampe incollate su MDF o truciolato, senza alcuna preparazione.
Perché servono così tanti strati di gesso?
Perché ogni strato deve essere sottile per asciugare senza crepe, ma la preparazione nel suo insieme deve essere abbastanza spessa da accogliere l'incisione, la doratura e decine di velature di colore. Nelle finiture di livello museale si superano i dieci strati.
Il gesso dell'icona teme l'umidità?
Sì: il gesso con colla animale è sensibile all'acqua e agli sbalzi di umidità, finché non è protetto. Per questo l'icona terminata viene chiusa con l'olifa, e va collocata lontano da fonti di calore e da muri umidi, come spiega la guida alla cura delle icone.