Canone, materiali, luce

    Icone bizantine dipinte a mano: tempera all'uovo e foglia d'oro

    «Bizantina» non è un'etichetta di stile da catalogo: indica una lingua precisa, nata a Costantinopoli e custodita per secoli, fatta di un canone, di materiali e di una teologia della luce. Un'icona bizantina dipinta a mano oggi è autentica quando rispetta tutte e tre le cose: è scritta secondo il prototipo, su una tavola preparata a gesso, con tempera all'uovo e oro vero in foglia.

    Icona bizantina della Madre di Dio dipinta a mano su fondo d'oro in foglia

    Che cosa rende «bizantina» un'icona

    Il Secondo Concilio di Nicea (787) stabilì che le sante immagini si venerano perché l'onore reso all'immagine passa al suo prototipo. Da allora, e ancor più dopo il Trionfo dell'Ortodossia dell'843 che chiuse la crisi iconoclasta, l'icona non è libera invenzione del pittore: ogni soggetto ha un modello, con posizioni, gesti, colori delle vesti e iscrizioni tramandati.

    Questo sapere fu messo per iscritto molto tardi. Il più noto manuale, l'Ermeneia della pittura del ieromonaco Dionisio di Furnà, fu compilato intorno al 1730 sul Monte Athos; è lui ad attribuire a Manuel Panselinos, il grande pittore dell'età dei Paleologi, gli affreschi della chiesa del Protaton a Karyes. Ma il canone era vivo da secoli nelle botteghe, trasmesso da maestro ad allievo. È la stessa via, di generazione in generazione, per cui Concetta Basile ha ricevuto la tecnica dalla nonna e maestra Lia Galdiolo.

    I quattro segni di riconoscimento

    Il prototipo

    La figura riprende un modello riconosciuto (Odigitria, Pantocratore, una festa del Dodekaorton) e lo rende leggibile: i gesti e gli attributi dicono chi è rappresentato.

    La prospettiva inversa

    Le linee non convergono in un punto lontano dietro il quadro, ma si aprono verso chi guarda: è l'icona che viene incontro all'orante.

    La luce dall'interno

    Non ci sono ombre portate né una fonte di luce esterna: il volto si illumina strato dopo strato, dal tono scuro alle lumeggiature.

    Il nome scritto

    L'iscrizione (IC XC, MP ΘY, il nome del santo) fa parte dell'icona: senza il nome, per la tradizione, l'immagine non è compiuta.

    I materiali di un'icona bizantina autentica

    La tecnica bizantina su tavola è rimasta sostanzialmente la stessa per quasi mille anni: un supporto di legno stagionato, una preparazione di gesso e colla animale stesa in molti strati e levigata a mano, il disegno inciso nel gesso, l'oro in foglia steso prima dei colori, i pigmenti naturali legati con il tuorlo d'uovo e, alla fine, la vernice protettiva.

    Concetta Basile segue questa sequenza in ogni opera, su tavole in multistrato di tiglio con lo scavo e la tela: nelle finiture di livello museale la tavola riceve oltre dieci strati di gesso, i pigmenti sono ocre, terre e ossidi macinati a mano nel mortaio, l'oro è a 23¾ carati, steso a missione, l'olifa di olio di lino cotto chiude il lavoro dopo il riposo dei colori. Le pagine dedicate alla tavola, alla tempera all'uovo e all'oro spiegano ogni fase nel dettaglio.

    Doratura con foglia d'oro 23¾ carati su un'icona bizantina dipinta a mano

    Bisanzio in Sicilia, dove nascono queste icone

    Poche regioni d'Europa conservano l'arte bizantina come la Sicilia. A Palermo la Cappella Palatina, consacrata nel 1140, e la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (la Martorana), fondata nel 1143 da Giorgio d'Antiochia, sono rivestite di mosaici d'oro di maestranze bizantine; a Cefalù il Pantocratore dell'abside è del 1148; a Monreale il ciclo del Duomo voluto da Guglielmo II comincia nel 1174. Dal 2015 questo insieme è patrimonio UNESCO come «Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale».

    È in questa terra che Concetta Basile dipinge le sue icone: davanti agli stessi volti, agli stessi fondi d'oro e alle stesse iscrizioni greche e latine che da quasi nove secoli parlano ai fedeli.

    Icone «in stile bizantino» e icone bizantine dipinte a mano

    Nei cataloghi online si trovano molte icone «in stile bizantino»: sono spesso stampe su legno, serigrafie ritoccate a mano, oppure icone dipinte in serie con colori acrilici su pannelli privi della preparazione a gesso e con oro imitazione. Possono essere oggetti devoti dignitosi, ma non sono la stessa cosa di un'icona scritta secondo la tecnica tradizionale.

    Prima di scegliere conviene chiedere sempre: che supporto è stato usato e come è stato preparato? È tempera all'uovo o acrilico? L'oro è in foglia, e di quale caratura? Chi ha dipinto l'icona, e può documentarne le fasi? Ogni icona di Concetta Basile risponde a queste domande con un certificato di autenticità su vera pergamena e con la documentazione fotografica di tutte le fasi di lavorazione, con il tempo registrato.

    Domande frequenti

    Che differenza c'è tra un'icona bizantina e un'icona russa?

    L'icona russa nasce dall'icona bizantina: la Russia la riceve da Costantinopoli con il battesimo del 988. Le scuole russe (Novgorod, Mosca, Rublëv, Dionisij) hanno poi sviluppato colori, proporzioni e accenti propri. Ne parliamo nella guida «Icone bizantine, russe e greche».

    Le icone bizantine sono solo per gli ortodossi?

    No. L'icona appartiene alla tradizione comune del primo millennio, prima della separazione tra Oriente e Occidente. È venerata nelle Chiese ortodosse, nelle Chiese cattoliche di rito bizantino e sempre più nelle case e nelle chiese cattoliche di rito latino.

    Quanto dura un'icona bizantina dipinta in tempera all'uovo?

    Secoli. Molte icone bizantine e russe giunte fino a noi hanno più di settecento anni e sono dipinte proprio in tempera all'uovo su tavola gessata. La durata dipende dalla qualità della preparazione e dalla cura: per questo ogni fase va eseguita senza scorciatoie.

    Si può commissionare un'icona bizantina con un soggetto preciso?

    Sì: Cristo, la Madre di Dio, una festa, un santo patrono, un arcangelo. Si sceglie insieme il prototipo durante il colloquio. Come ogni icona di Concetta Basile, è interamente dorata con oro 23¾ carati, con iscrizioni in greco o in latino, e si commissiona con un'offerta proporzionata al tempo e ai materiali dell'opera.

    Il tempo della preghiera inizia dalla commissione

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