Il legante della luce
La tempera all'uovo nelle icone: cos'è e perché dura secoli
Un tuorlo d'uovo, un po' d'acqua e un pugno di terra macinata: con questi materiali poverissimi sono state dipinte le icone più preziose della cristianità. La tempera all'uovo è la tecnica dell'icona su tavola da quasi mille anni, ed è ancora oggi quella che Concetta Basile usa per ogni sua opera.

Che cos'è la tempera all'uovo
«Tempera» viene dal latino temperare, mescolare nella giusta misura. Nella tempera all'uovo il pigmento in polvere, che da solo non aderisce a nulla, viene legato con il tuorlo: le proteine e i grassi dell'uovo formano un'emulsione naturale che, asciugando, racchiude ogni granello di colore in una pellicola sottile, resistente ed elastica.
Le più antiche icone giunte fino a noi, quelle del VI secolo del Monastero di Santa Caterina al Sinai, sono dipinte a encausto, con la cera calda. Nei secoli successivi la tempera all'uovo diventa la tecnica dell'icona su tavola in tutto il mondo bizantino, e poi nella pittura italiana su fondo oro. All'inizio del Quattrocento Cennino Cennini, nel Libro dell'arte, descrive la pittura su tavola a tempera e la preparazione delle ancone; solo nel corso del XV secolo la pittura a olio si diffonderà in Occidente. L'icona, invece, è rimasta fedele all'uovo.
Come si prepara: tuorlo, acqua e pigmento
Nella tradizione il tuorlo viene separato dall'albume e liberato dalla sua membrana, poi diluito con acqua; molti iconografi aggiungono qualche goccia di vino bianco o di aceto, che aiutano a conservare l'emulsione. Il pigmento, già macinato finissimo, si impasta con questo legante sulla tavolozza, poco per volta, perché la tempera asciuga in pochi minuti.
Concetta Basile usa ocre, terre e ossidi, macinati a mano nel mortaio e legati con il tuorlo d'uovo: è la tavolozza della terra, con cui nell'icona il regno minerale si unisce al legno della tavola e all'uovo, segno della vita. Nulla di sintetico entra nel colore.

Come si stende: dal buio alla luce
La tempera all'uovo non si stende a strati spessi: si lavora per velature, campiture sottilissime e quasi trasparenti, una sopra l'altra. Si comincia dal tono più scuro, il fondo di volti e vesti (nella tradizione russa il sankir, in quella greca il proplasmo), poi ogni nuova velatura aggiunge un po' di luce. È il metodo che la tradizione chiama «illuminazione»: l'immagine non viene modellata con le ombre, ma fatta emergere dalla notte verso il giorno.
Alla fine arrivano le lumeggiature, i tocchi più chiari sui volti e sulle vesti: la luce taborica, che non viene da una finestra ma dall'interno della persona trasfigurata. Su un volto possono sovrapporsi decine di velature: è anche per questo che un'icona autentica richiede mesi.
Perché la tempera all'uovo dura secoli
- Asciuga in pochi minuti al tatto, ma la pellicola continua a consolidarsi per mesi: per questo l'icona terminata riposa prima della vernice finale.
- Una volta consolidata, la pellicola dell'uovo non si scioglie più in acqua ed è molto resistente all'ingiallimento.
- Le velature sottili restano luminose: la luce attraversa gli strati e torna indietro dal gesso bianco sottostante, come da uno specchio.
- Protetta dall'olifa, la vernice di olio di lino cotto, la tempera ha attraversato i secoli: lo dimostrano le icone medievali conservate nei musei e nelle chiese.
Tempera all'uovo, acrilico, olio, stampa: le differenze
Tempera all'uovo
Pigmenti naturali legati con tuorlo, su tavola gessata. Velature sottili, superficie setosa e luminosa, durata di secoli. È la tecnica tradizionale dell'icona.
Colori acrilici
Resine sintetiche disponibili dalla metà del Novecento. Più rapidi e semplici da usare, spesso su supporti senza preparazione a gesso: un'icona acrilica può essere dipinta a mano, ma non con la tecnica tradizionale.
Pittura a olio
Si diffonde in Occidente dal XV secolo: colori corposi, sfumati, ombre. Ha dato capolavori alla pittura sacra, ma non appartiene alla tecnica dell'icona.
Serigrafia e stampa
Immagini riprodotte meccanicamente su legno, tela o carta, a volte ritoccate a mano o con brillantini dorati. Non sono icone dipinte a mano.
Come riconoscere un'icona in tempera all'uovo
Guarda la superficie a luce radente: la tempera all'uovo ha una lucentezza setosa, non plastica, e lascia intravedere la stratificazione delle velature e i tratti sottili delle lumeggiature, mai pennellate corpose. I colori non hanno la saturazione uniforme dell'acrilico né la trama a puntini della stampa. Il retro della tavola, i bordi del gesso e la documentazione delle fasi completano il quadro: ne parliamo nella guida «Icona dipinta a mano o stampata?». Come ogni icona di Concetta Basile, è interamente dorata con oro 23¾ carati, con iscrizioni in greco o in latino, e si commissiona con un'offerta proporzionata al tempo e ai materiali dell'opera.
Domande frequenti
Il colore all'uovo con il tempo si rovina o ha cattivo odore?
No. Una volta asciutta e consolidata, la tempera non ha odore e non si altera: le icone medievali dipinte con questa tecnica ne sono la prova. Ciò che la danneggia sono l'umidità eccessiva, il calore diretto e la fuliggine delle candele troppo vicine: per questo esiste la guida alla cura delle icone.
Perché nelle icone si usa il tuorlo e non l'albume?
Perché il tuorlo, grazie ai suoi grassi e alle sue proteine, forma una pellicola elastica che segue i piccoli movimenti della tavola senza screpolarsi. L'albume, più fragile, nella tradizione si usa per altri scopi, per esempio in alcune fasi della doratura.
Un'icona in acrilico è una vera icona?
Può essere un'immagine devota dipinta a mano con rispetto. Ma la tecnica tradizionale dell'icona, quella dei materiali naturali offerti a Dio, è la tempera all'uovo su tavola gessata con oro in foglia: è quella che Concetta Basile segue in ogni opera.
Quante velature servono per un volto?
Non esiste un numero fisso: dipende dal formato, dal soggetto e dalla finitura. Nelle icone più fini le velature del volto sono decine, ognuna stesa solo quando la precedente è asciutta.